Capitolo 3

I rigatoni alla moschettiera

Piatto assai complesso e di non semplice preparazione tanto che molti vallemmani preferiscono gustarlo ordinandolo in trattoria. Piatto altresì ricco di leggenda: siamo ancora in ambiente Bosiese all'epoca del rinascimento, si dice che il Duchino Fralesio Fleanzio Floridio Flucci di Bosio, Costa e Mornese sostasse all'Osteria del Palolongo di Bosio al termine di una battuta di caccia al cinghiale particolarmente sfortunata (soprattutto per i cinque contadini impallinati dagli errabondi moschetti del nobil bosiese) Il Duchino prese a canzonar le due giovini cameriere dell'osteria forse con l'intento di corcarle una o l'altra o entrambe e volle causare un tenzone culinario fra le due: Quella che avesse elaborato il sugo più succulento per un piatto di umili rigatoni sarebbe stata assunta a corte come Prima Dama di Manello e Boccaciccio. La prima delle due, che si chiamava Bianca e veviva dalla vicina Genova, creò un sublime pesto il cui profuno fece sciogliere le nevi fino alla cima del Tobbio. La seconda, che si chiamava Nerina e veniva dalla lontana Bologna, preparò un ragù di castrato i cui aromi fecero impazzire tutti i cani da caccia fino alla foce dell'Orba. Purtroppo accadde che, entrando entrambe contemporaneamente nella saletta dove il Duchino piluccava nell'attesa un'impepata di cozze, una o entrambe inciampassero nel moschetto di un amico del conte trascinando entrambi gli intingoli in una rovinosa caduta e mescolanza. Il Duchino fu colpito dagli schizzi della mistura in varia misura sul volto e sul capo ma lungi dal dolersene prese a leccarsi i baffi con ingordigia ordinanado testè che i Rigatoni fossero imbanditi con quell'intingolo paradisiaco e chiese chi fossse l'autrice di tanto prodigio. Entrambe presero a darsi ora la colpa vicendevole ora il merito personale dell'accaduto litigando furiose e dandosi della donna di poco, della malandrina ovvero della succhia cazzi sifilitici l'una all'altra. Il Duchino riuscì tuttavia a imporre ordine alle due e venuto a sapere del ruolo del moschetto decise di chiamare l'intingolo "alla moschettiera" e di preferire per quel giorno i piaceri della gola a quelli del bassoventre.

Ricetta: Nonostante la complicazione del preparato esistono vari modi di preparare il sugo per i rigatoni alla moschettiera. Il primno consiste (qualora siate di sesso acconcio) nel mettere a tenzone due vostre amiche (l'una di Genova e l'altra di Bologna) promettendo loro una vigorosa monta, tanto promettere non costa nulla. L'altro è il seguente: comprate una confezione di ragù in scatola e una di pesto genovese nel vostro supermercato di fiducia, mescolate i contenuti delle due confezioni in un pentolino con poca acqua calda, mettete nel frattempo a sobbollire abbondante acqua in cui, con l'aggiunta di poco sale (o molto a seconda dei gusti) butterete la giusta quantità di Rigatoni. Ogni altra pasta è sconsigliata!!!! Majormente i bucatini. Quando i rigatoni avranno raggiunto la cottura comunemente detta al dente (facilmente ve ne accorgerete assaggiandoli con precauzione di tanto in tanto) scolateli e conditeli con i sughi mischiati nel pentolino. Sebbene possa suonare sacrolegio non è sconsiljata l'aggiunta di una abbondante pioggia di Parmigiano e, qualora ve ne fosse bisogno, di non poche tratte di Erba Maggiorana. Si degusta annaffiato da abbondante vino rosso di carattere, magari un dolcetto d'Ovada anche sfuso, non disdegnando l'opzione di una frizzante Bonarda spingendosi fino ad un Lambrusco di supermercato ma di origine controllata. La tradizione evita i bianchi con l'eccezzione qua e là attestata di un pinot Grigio secco e di carattere. Assai adatto come piatto unico prima di attività fisiche ed intellettuali spossanti (prove musicali, litigate universali ecc.) nella colazione di mezzogiorno. Sconsigliato al desco vespertino e più che mai dopo il tramonto per le sue qualità incuboferiche.

 

 

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