Capitolo 5

Il Calzone di Cecco

Piatto ahimè ormai estinto nella sua versione originale tipica della frazione Francavillese della Roma. La sua origine è ben documentata dalle cronache di Fra Tazzo da Cornaredo "Cronchae Tristae et Pallosissimae" dove si narra del feroce assedio subito dalla cascina Roma nel 1250 ad opera dei Cavriatesi Allupatesi, assedio durato ben diciannove mesi, il Marchese Cecco della Roma, esaurite le scorte di lardo in crosta e di lasagne alla parmiggiana, decise di tentare una sortita di caccia per assicurare un poco di selvaggina agli assediati. Nonostante "... il coelum fosse naero del fitto volo dei fagjani et le lepri fossero sì numerevoli da essere ormai prossimae alla civiltà organizzata ..." come riferisce Fra Tazzo, il Marchese tornò triste e con il carniere vuoto alla magione a causa della sua inettitudine venatoria. Per buona sorte la sua consorte Elisabetta Da Novi rinvenne un mezzo sacco di farina di grano, un culetto di mortadella e un avanzo di stracchino in fondo ad una madia. Con questi ingredienti imbandì il celebre calzone che, cotto al forno della cascina, emanò effluvii così golosii e invitantii che i Capriatesii si convinsero dell'inutilità dell'assedio e disertarono in massa per un boccone della delizia. Il piatto fu oggetto di golose sagre commemorative fino agli anni ottanta del XX secolo poi decadde nella pratica ma non nella memoria.

Ricetta: Fate levitare una pasta composta in impasto di farina, acqua (in origine della fonte sorgiva della Roma) poco sale e lievito di birra. Acconcia la levitazione (almeno tre ore) stiratela molto in dischi di almeno trenta centimetri di djametro, in una metà del disco distendete stracchino in abbondanza, prosciutto cotto e soprattutto mortadella in dadini, ungete leggermente il tutto con un ramoscello di rosmarinmo intinto in olio d'oliva e aggiungete a facoltà un poco di pomodoro in passata. Non esitate a tagliare un poco di cipolla, richiudete la metà nuda sopra il ripieno e oliate la parte superiore. Infornate in forno rovente di fuoco di legna plebea fino a che la parte superiorie non avvi mutato colore. Servite con Acidulo D.O.C. della Roma o con Gavi di cantina sociale..

 

 

 

 

 

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